Alloggi popolari: presentati due progetti di legge.
Giro di vite sull’assegnazione delle case popolari: a chiederlo è il Consigliere Regionale PDL Marco Lombardi che nella giornata odierna ha presentato in Regione 2 progetti di legge (già presentati nella scorsa legislatura e mai discussi per evidenti difficoltà politiche interne all’allora maggioranza di sinistra) per riscrivere le regole di un impianto normativo fortemente penalizzante per le famiglie emiliano-romagnole, soprattutto per quelle in grave difficoltà economica. Basta dunque con il fenomeno degli immigrati “pigliatutto” e con case popolari che rimangono nella disponibilità di famiglie con redditi superiori a 100 milioni di vecchie lire.
La prima proposta di legge infatti si propone di introdurre regole più rigide nell’assegnazione degli alloggi pubblici agli immigrati, non solo extracomunitari ma anche cittadini stranieri comunitari, con l’intento di favorire l’accesso alle case pubbliche dei cittadini emiliano-romagnoli e di coloro che, perfettamente integrati nel nostro tessuto sociale, risiedono da molti anni nelle varie realtà comunali della nostra Regione.
“In risposta al crescente disagio di chi in Emilia-Romagna è nato o risiede da anni e che, scavalcato ingiustamente nelle graduatorie, si sente discriminato – afferma Lombardi -, il progetto di legge rappresenta un primo passo verso una maggior tutela delle famiglie emiliano-romagnole, fortemente penalizzate dalle attuali regole regionali sull’accesso ai servizi sociali, di cui la casa è un aspetto importante ed una prima risposta alla richiesta di maggiore sicurezza invocata con forza dai cittadini che spesso vivono il problema di una convivenza difficile”.
“Due – spiega Lombardi – i punti qualificanti della proposta normativa: innanzitutto la fissazione di un tetto massimo agli alloggi da destinare ad extracomunitari (dal 10% al 15% che i singoli comuni potranno adeguare in relazione alle reali esigenze del territorio). In secondo luogo, l’introduzione del dell’anzianitĂ di residenza, quale criterio per l’attribuzione di maggior punteggio nella formazione delle graduatorie. Parametri che consentiranno di favorire gli emiliano-romagnoli nell’accesso alle case pubbliche non solo rispetto a cittadini extracomunitari ma altresì rispetto ai cittadini stranieri comunitari che vivono in Regione da poco tempo e non hanno nessun legame con il territorio. Per aver diritto all’alloggio, bisogna inoltre risiedere nel Comune cui si riferisce il bando di concorso (o in altro Comune della medesima Provincia) da almeno tre anni”.
Il secondo progetto di legge, invece, ha l’obiettivo di riallineare i limiti di reddito previsti per la c.d. soglia di permanenza (e dunque per la decadenza del diritto) a quelli previsti per la soglia di accesso, sì da garantire effettività al diritto ad una abitazione dignitosa a chi ne ha veramente bisogno: e ciò sia sul versante dell’accesso, attraverso la creazione di nuove disponibilità residenziali, sia su quello della permanenza, garantita solo a chi effettivamente versi in condizioni di disagio economico.
“Oggi infatti – spiega Lombardi – troviamo nelle case popolari famiglie con redditi superiori a 100 milioni di vecchie lire (e che dunque ben potrebbero far fronte ad un affitto “privato”) a discapito di chi avrebbe realmente bisogno di una casa per poter vivere dignitosamente la propria esperienza familiare. Questo paradosso, è dovuto al fatto che l’attuale normativa prevede limiti di reddito diversi per poter concorrere all’assegnazione di alloggi popolari e, successivamente, per poter conservare il diritto alla permanenza negli alloggi stessi”.
“Se invero – prosegue Lombardi – i limiti previsti per l’accesso agli alloggi popolari appaiono conformi alla ratio della legge regionale e tali da venire incontro a situazioni di reale difficoltĂ economica delle famiglie emiliano-romagnole (a seguito dell’ultimo aggiornamento ISTAT, reddito ISE non superiore ad € 34.380 e ISEE non superiore ai 17.154), eccessivamente alti – e contrari ad ogni elementare principio di buon senso – sono invece i limiti di reddito previsti per la conservazione del diritto di permanenza nell’alloggio popolare (reddito ISE non superiore ad € 51.462 e ISEE non superiore ai 34.308)”.
“Questo progetto di legge – conclude Lombardi – consentirebbe dunque di dare una prima risposta al problema dell’emergenza abitativa anche attraverso l’abbattimento delle interminabili liste di attesa attraverso l’instaurazione di un meccanismo virtuoso di “rotazione” (stimato attorno al 20%) tale per cui, al migliorare delle condizioni economiche del nucleo familiare assegnatario, questo viene non abbandonato a sĂ© stesso bensì progressivamente accompagnato dal pubblico (così come oggi è, attraverso canoni compartecipati dai Comuni e intermediazioni della Provincia) verso soluzioni abitative alternative orientate verso il privato consentendo contemporaneamente l’accesso all’alloggio di un nuovo nucleo familiare meno agiato. Consentirebbe altresì di evitare situazioni particolarmente odiose di assegnazioni di fatto permanenti a nuclei familiari che godono di redditi non proprio di sussistenza (oltre 100 milioni di vecchie lire) a discapito di chi effettivamente versa in situazioni di disagio, situazioni evidentemente contrarie allo spirito stesso che dovrebbe ispirare l’intervento pubblico in materia”.
Documenti correlati:
- testo del progetto di legge sull’assegnazione degli alloggi agli stranieri;
- testo del progetto di legge sui limiti reddituali di permanenza.
Articoli correlati:
- Alloggi popolari: devono rispondere a stato di necessitĂ .
- Alloggi di ERP: al via concertazione per abbassare i limiti di reddito.
- Diritto permanenza alloggi ERP: abbassare limiti di reddito.
- Regole più rigide sull’assegnazione degli alloggi pubblici agli stranieri.
- ERP: presentato progetto di legge per abbassare redditi.


