Assestamento e finanziaria regionale dimostrano che Tremonti ha ragione.
“L’assestamento e la legge finanziaria regionale dimostrano che Tremonti ha ragione e che la Regione programma i propri investimenti in maniera burocratica e poco attenta alla realtà ”. E’ quanto ha affermato in Aula il Presidente della Commissione Bilancio Marco Lombardi in occasione della seduta dell’Assemblea Regionale sulla manovra di Bilancio della Regione.
“Spero proprio che i colleghi della sinistra abbiano preso atto delle indicazioni di tutti gli organismi internazionali in merito al fatto che la manovra del Governo non si impone perché si è sottovalutata la crisi, ma perché le mutate condizioni internazionali “suggeriscono” di mettere al riparo il preoccupante debito pubblico dei Paesi occidentali, compreso il nostro che purtroppo è tra i più alti”.
“Senza scendere poi troppo in tecnicismi, l’Assestamento di Bilancio 2010 della Regione, con il suo avanzo di amministrazione di oltre 3,5 miliardi di euro ed una cassa di soli 500 milioni di euro, dimostra che le possibilità di manovra di una regione “virtuosa” come la nostra sono enormi, e quindi certifica la bontà della manovra del Ministro Tremonti che invece di aumentare le tasse a tutti, chiede proprio alle Regioni qualche sacrificio in più, ben sapendo che hanno le spalle abbastanza larghe ed il portafoglio abbastanza gonfio per sostenerli, senza penalizzare i cittadini”.
“Del resto, l’aumento del 100% delle spese della regione Emilia-Romagna dal 2001 al 2008, come certificato dalla Cgia di Mestre, fa immediatamente capire a tutti che spazio per razionalizzare le spese c’è !”.
“Nel merito della manovra finanziaria della Regione – prosegue Lombardi – mi sento di evidenziare alcuni aspetti.
All’art. 1 ancora una volta si prevedono ingenti somme (oltre 35 milioni di euro in tre anni di cui 10 milioni solo nel 2010) per il sistema informativo regionale che si sta rivelando sempre più un pozzo senza fine e non adeguato alle esigenze di informatizzazione della nostra Regione. L’Umbria con un diverso approccio al problema ha risparmiato dal 2007 ad oggi 500 milioni di euro.
All’art. 5 si prevede l’utilizzo di Fondi Statali per i Distretti Produttivi per destinarli ad infrastrutture al servizio della Fiera di Bologna invece che destinarli direttamente alle imprese ed usare fondi regionali se proprio si voleva “agevolare” la Fiera di Bologna.
All’art. 6 si continua ad utilizzare fondi europei per l’innovazione delle imprese continuando colpevolmente ad escludere dai bandi le imprese turistiche, dimostrando ancora una volta che la Regione principe del turismo italiano non considera gli operatori turistici imprenditori industriali.
All’art. 7 si aggiungono pochi spiccioli alla promozione turistica invece di prevedere un piano straordinario di promo-commercializzazione per far fronte a questo particolare momento di crisi del nostro turismo. Per singoli settori industriali in crisi la Regione fa molto di più che per tutto il comparto turistico.
All’ art. 10 si prevede un fondo di garanzia per garantire gli inquilini morosi che aderiscono ad un piano di rientro. Siccome però non c’è alcuna direttiva alle province di privilegiare l’anzianità di residenza, succede che della garanzia ne usufruiscono molti extracomunitari che poi spariscono e così la garanzia si trasforma in debito per la Regione e per le Provincie.
All’art. 20 con l’Assestamento, si trasferiscono semplicemente fondi statali per politiche di sostegno al reddito dei lavoratori colpiti dalla crisi, ma la tanto sensibile regione Emilia-Romagna mentre da un lato prefigura scenari apocalittici dal punto di vista occupazionale dall’altro non mette un euro di sue risorse su questo capitolo.
In conclusione – chiude Lombardi – quindi manovre sempre uguali a se stesse, sclerotizzate negli anni e senza un anima. Senza cioè quella capacitĂ di coniugare rigore e sviluppo, cercando di capire il momento e spostando risorse ed investimenti lĂ dove servono e non dove si devono accontentare le solite clientele.
Documenti correlati:
- testo dell’intervento in Aula.
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